Il Governo, ignorando completamente la gravissima emergenza ambientale della discarica più grande e pericolosa d'Europa (quella di Bussi), in un documento
ha stabilito che Abruzzo e Basilicata debbono essere considerate regioni dedicate all'energia fossile, dando il via libera di fatto alla costruzione di raffinerie, pozzi e oleodotti per il 35% del territorio abruzzese coperto da permessi estrattivi.
Mentre in Basilicata, a 15 anni dall'insediamento dell'ENI per l'estrazione del petrolio appaiono a tutte e tutti gli effetti devastanti di quell'impianto che "non porta ricchezza" e non risolve il problema del lavoro, il presidente del consiglio comunale di Ortona Remo di Martino, il signor "ti sparo in bocca", esulta alla notizia del blocco del ricorso al T.A.R. del WWF, che chiedeva la sospensione dell'iter per la costruzione del Centro Oli ad Ortona, ricorso giudicato dal T.A.R. "sbagliato e inammissibile".
Nelle poche righe della sentenza, il T.A.R. afferma testualmente che l'interesse energetico è di pari valore (se non superiore) alla salute pubblica. Che quest'ultima fosse da sempre ostaggio degli interessi economici e politici è una verità senza tempo, ma averlo affermato in una sentenza è un ulteriore conferma del ruolo servile dei tribunali di stato.