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Dossier sul Centro Oli di Ortona

Il Centro Oli EN'Imbroglio!

Sommario del Dossier:


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Introduzione:

E' ormai nota la notizia della costruzione di un imponente centro di prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi. Il proggetto rientra in un piu' ampio disegno governativo che vorrebbe l'entroterra abruzzese adibito a risorsa da sfruttare per l'estrazione di petrolio e discarica per i rifiuti industriali. Si e' cominciato a parlare a tal proposito di "petrolizzazione dell'Abruzzo". L'obiettivo energia portato avanti dall'ex presidente della Regione Del Turco in ossequio con le direttive governative che stabiliscono in un documento che Abruzzo e Basilicata sono regioni adibite alla produzione di energia fossile, da il via libera alla costruzione di raffinerie, pozzi e oleodotti per il 35% del territorio abruzzese coperto da permessi estrattivi.

L'attuarsi di questa politica ha dato gia i suoi buoni frutti. Basta volgere lo sguardo alla discarica piu' grande e pericolosa d'Europa, quella di Bussi.
Qui convergono diversi insediamenti che ospitano tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dai petrolchimici e dalle industrie chimiche di tutta Italia che hanno provocato l'immissione di grossi quantitativi di sostanze tossiche nelle acque del principale fiume della regione, rendendolo un coacervo di veleni, compromettendo l'utilizzo stesso di quell'acqua. Anche qui la vicenda non manca di risvolti allarmanti.

Silenzio, disinformazione e totale copertura da parte di politici, enti e media su una gravissima emergenza ambientale.

Rimaniamo in provincia di Chieti. Ortona. I dubbi sul progetto di costruzione degli impianti sono molti. E come non averne difronte alle tante omissioni nella relazione tecnica dell'Eni, che non ha specificato il sistema di trasporto, il sistema di trasformazione dei gas estratti, le sostanze che verranno utilizzate, i dettagli sulla rete, il fabbisogno idrico, lo smaltimento dei rifiuti e l'esistenza o meno di eventuali fasi nocive di lavorazione degli oli estratti. Nonostante questo, la giunta regionale tra il 4 e il 27 aprile 2007 approva l'impresa, con una tanto inusuale quanto sospetta velocita'.

Se da un lato la procura di Chieti il 29 gennaio 2008 apre un'inchiesta sull'intera vicenda avviando un lungo lavoro di indagine, per stabilire se la contestatissima procedura amministrativa fosse "pulita", dall'altro cominciano ad essere organizzate una serie di dimostrazioni e contestazioni al progetto.

Ma il consiglio comunale ortonese emette una richiesta per l'abrogazione della legge regionale, faticosamente approvata, che andava a bloccare la costruzione del Centro Oli fino al 31 dicembre 2008, minacciando a gran voce di rivalersi con azioni legali nei confronti dei residenti della zona, singoli cittadini e comitati spontanei sorti nel corso dell'ultimo anno in difesa del proprio territorio.

L' intento di deturpare la regione dei parchi non ha tregua: se il progetto del centro oli rimarra' congelato fino al nuovo anno, vanno avanti invece i lavori nei pressi del porto di Ortona per l'installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate all'estrazione di idrocarburi e di gas naturale.

Viene spontaneo a questo punto fare riferimento alla Basilicata dove a distanza di 15 anni, dall'insediamento dell'ENI per l'estrazione del petrolio, appaiono a tutte e tutti gli effetti devastanti di quell'impianto che non porta ricchezza e non risolve il problema del lavoro.

Il ricorso al T.A.R. del WWF, che chiedeva la sospensione dell'iter per la costruzione del Centro Oli ad Ortona , viene giudicato "sbagliato e inammissibile".

Nelle poche righe della sentenza, il T.A.R. afferma testualmente che l'interesse energetico e' di pari valore (se non superiore) alla salute pubblica. Che quest'ultima fosse da sempre ostaggio degli interessi economici e politici e' una verita' senza tempo, ma averlo affermato in una sentenza e' un ulteriore conferma del ruolo servile dei tribunali di stato nonche' di una sempre piu' diffusa visione dell'ambiente e dei territori solo in termini di profitto.

L'ENI festeggia, e il vero fine della classe politica che ha votato per la costruzione del Centro Oli, e' svelato ancora una volta.
Anche i sindacati confederali al gran completo [CIGL CISL UIL] fin dall'inizio si sono schierati al fianco di Confindustria ed ENI, sperando di convincere gli abruzzesi dell'enorme opportunita' offerta da questa infrastruttura in termini di posti di lavoro e ricchezza economica, oltre ad offrire parole senza base scientifica per rassicurare sulla salute di tutti.
Ciechi e sordi alle richieste dei cittadini , gli interessi di chi, come loro, continua strenuamente a difendere l'insediamento petrolifero, col quale sono compromessi, sono cosi' convenienti da non scoraggiarli nell'arte giornaliera del nascondere i pericoli agli abruzzesi.

Nonostante il via libera del T.A.R.un cavillo tiene in scacco la costruzione del Centro Oli. L'ENI e' attualmente proprietaria di 10 ettari di terreno in contrada Feudo, ma al centro del sito scelto per la raffineria 2 ettari sono ancora in mano di contadini che ne hanno rifiutato la vendita. Soggetti a continue intimidazioni e minacce, con delle macchine dell'ENI costantemente parcheggiate sotto le loro case con fare mafioso, questi contadini resistono, e tengono in scacco i petrolieri.

Negli ultimi giorni e' arrivata la notizia positiva che il Consiglio Regionale ha portato il blocco alle attivita' petrolifere fino al 31 dicembre 2009 con la modifica della L.R. 10/03/2008 n. 2 per quel che riguarda gli atti autorizzativi delle industrie insalubri di prima classe in materia di ricerca e lavorazione di idrocarburi derivanti da petrolio.

La risposta che l'Eni da difronte a questa nuova situazione, il 4 ottobre, e' un telegramma inviato ai proprietari dei due appezzamenti di terra, scrive: "Se entro martedi' 7 non firmate l'atto di vendita, oltre a restituirci il doppio della caparra, ci pagherete anche i danni per la mancata realizzazione del Centro Oli". Una minaccia per nulla velata del gigante del petrolio contro i due contadini e contro tutto il movimento contro il Centro Oli.



Cronologia eventi:

  • 21 LUGLIO 2006, Note sulla difformita' urbanistiche in riscontro alla comunicazione dell'Eni dell’11 luglio 2006 del servizio urbanistica del Comune di Ortona;
  • 24 LUGLIO 2006 domanda di permesso dell’Eni di costruire il Centro Oli;
  • 10 AGOSTO 2006 l’Eni richiede di attivare la procedura ex art. 5 Dpr 447/1998
  • 24 AGOSTO 2006 parere contrario per difformita' con il piano regolatore
  • 1 SETTEMBRE 2006 parere contrario dell’ufficio tecnico comunale di Ortona
  • 19 MARZO 2007 convocazione conferenze dei servizi del 20 aprile 2007 da parte del responsabile del procedimento del Comune di Ortona;
  • 4 APRILE 2007 Conferenza dei servizi Regione Abruzzo, unica e conclusiva, decide solo sulle emissioni atmosferiche
  • 17 APRILE 2007 parere comitato regionale beni ambientali e nullaosta della Direzione regionale Parchi
  • 18 APRILE 2007 determina dirigenziale di autorizzazione della Direzione dei parchi
  • 19 APRILE 2007 parere dei servizi del Genio civile regionale e parere dell’Assessorato urbanistica provincia di Chieti
  • 20 APRILE 2007 conferenza dei servizi al Comune di Ortona per la variante urbanistica
  • 23 APRILE 2007 parere del consorzio ASI Chieti e Pescara
  • 24 APRILE 2007 relazione tecnica descrittiva del progetto Eni
  • 26 APRILE 2007 parere del servizio prevenzione Asl sul parere settore viabilita' della Provincia di Chieti
  • 27 APRILE 2007 conferenza dei servizi conclusiva al Comune di Ortona per la variante urbanistica
  • 25 SETTEMBRE 2007 decisione del Consiglio comunale sulla variante al Piano regolatore
  • 30 SETTEMBRE 2008: tutto sospeso fino al 2010
  • 7 OTTOBRE 2008: a Pescara parte l'operazione "Abruzzo ADR-L" [ABRUZZO Assunzione Di Responsabilita' - Limitata]


I rischi per la salute:

La comunita' scientifica contro il Centro Oli:
L’idrogeno solforato si pone come il sotto-prodotto principale dell’opera di idro-desulfurizzazione del petrolio e puo' essere presente sia sottoforma di componente intrinseca del petrolio naturale, sia come sostanza di risulta durante la sua lavorazione. Alla luce dei proposti progetti di estrazione, lavorazione ed incanalamento del petrolio ad Ortona, e' dunque necessario comprendere in maniera approfondita quali siano le conseguenze dell’H2S sulla nostra salute e sul nostro territorio.
La letteratura scientifica e' unanime nel riconoscere la tossicita' dell’H2S. Una esposizione ad alte dosi puo' anche provocare la morte istantanea. Poiche' zona proposta per la realizzazione del centro oli Eni di Ortona e' densamente abitata, l’eventualita' di fuga di quantita' considerevoli di H2S dagli impianti di idro-desulfurizzazione presenterebbe rischi notevoli per la popolazione locale. Esiste infatti ampia documentazione di accidentale emissione di H2S da impianti di lavorazione del petrolio, anche in tempi recenti. Le conoscenze medico-scientifica mostrano inoltre come un contatto quotidiano con basse dosi di H2S, rispetto alle normali immissioni nell’atmosfera, emesse da un centro di idro-desulfurizzazione possa essere di alta tossicita' sia per la salute umana sia per quella animale e vegetale.

Nel dossier diffuso dalla professoressa Maria Rita D'Orsogna [docente di fisica della California State University of Northridge] scaricabile per intero su Indymedia Abruzzo, si legge:

"L’evidenza scientifica vagliata porta alla conclusione che anche livelli di H2 S al di sotto delle norme stabilite per legge hanno gravissime potenzialita' nocive per la popolazione. L’H2S, classificato ad alte concentrazioni come veleno, a basse dosi puo' causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore incorrenza di aborti spontanei nelle donne. A volte questi danni sono irreversibili. Da risultati recentissimi emerge anche la sua potenzialita', alle basse dosi, di stimolare la comparsa di cancro al colon".

e nelle conclusioni:

"In questo documento abbiamo riassunto i principali danni all’uomo dovuti all’esposizione all’idrogeno solforato, H2S. I danni alle alte concentrazioni sono noti ed includono la morte immediata. Sebbene alle basse concentrazioni sia piu' difficile quantificare gli effetti a lungo termine dell’H2S ed altri fattori adiuvanti potrebbero contribuire all’insorgenza di malattie e disturbi, il fatto che in tutti i centri di idro-desulfurizzazione analizzati la popolazione riporti simili esperienze di problemi respiratori, cardiaci, di apprendimento e neurologici, porta alla conclusione che l’H2S , anche a basse dosi sia nocivo per le popolazioni esposte."

L'Appello dei Medici:
Il dr. Fabio Di Stefano, membro dell'Associazione Medici per l’Ambiente Abruzzo, si appella al prossimo governatore della Regione per dire no al Centro Oli di Ortona: "Un Centro di estrazione e primo trattamento (comprendente la idrodesulfurizzazione) degli idrocarburi determina - spiega Di Stefano - la produzione di una serie di sostanze dannose per la salute umana ed aventi ormai ben note e classificate caratteristiche tossicologiche e cancerogene (polveri sottili, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, idrogeno solforato). Gli effetti sulla salute da esposizioni acute in seguito ad incidenti o ad emissioni non controllate possono essere drammatici per la vicinanza dell’impianto a centri abitati e a zone popolate per la pratica della vitivinicoltura e per il turismo balneare. La valutazione dei possibili danni alla salute pubblica deve tener conto inoltre non solo della esposizione acuta a queste sostanze tossiche, ma anche e soprattutto dell’esposizione cronica a dosi molto basse che si rivela sempre subdola ed insidiosa, con particolare interessamento dei soggetti piu' a rischio quali anziani e bambini. L'unica prevenzione di possibili danni alla salute potenzialmente arrecabili dall’esposizione cronica a sostanze tossiche e/o cancerogene e' evitare che ci sia l’esposizione, pertanto - conclude Di Stefano - il progetto e' incompatibile con il principio di precauzione a difesa del diritto alla salute".


Protagonisti e conflitti di interesse:

La storia della costruzione del Centro Oli e' condita da immancabili vicende di ordinari conflitti di interessi. Abbiamo cercato di elencarli, ma siamo sicuri che questo elenco crescera' a dismisura.

Calogero Marrollo:

Riccardo Calogero Marrollo e' il presidente di Confindustria Abruzzo dal gennaio 2006. Nato a Scerni nel 1934 e residente a Vasto, sposato con 5 figli, Marrollo opera nel settore dell'Industria dell'edilizia e dei prefabbricati da cinquant'anni. Con la sua iniziativa ha costruito una tra le piu' importanti e solide realta' imprenditoriali abruzzesi, gestita e amministrata interamente dalla sua famiglia. La sua societa nell'elenco del Consorzio CIA, l'insieme di ditte che potrebbero dividersi i quasi 200 milioni di euro messi in ballo dall'ENI per la costruzione del Centro Oli di Contrada Feudo di Ortona.

Le aziende del gruppo: Marrollo Costruzioni srl, Societa' meridionale inerti srl, Cipriani Artesio srl (costruzioni edili stradali), Sigma 90 srl (operante nel settore ecologia), Ciaf Ambiente srl, Marrollo Services srl, Societa' 2000 srl (operante nel campo della ricettivita' e delle attivita' congressuali), Tecnoasfalti srl.

Il Gruppo Marrollo oggi da occupazione a circa 450 addetti, con un fatturato complessivo di circa 50.000.000 euro.

Tra le opere piu' significative realizzate dal Gruppo la costruzione di grandi impianti delle piu' importanti societa' italiane quali Agip, Fiat, Enel, Ferrovie dello Stato, Anas, Autostrade, ecc., l'Interporto di Bologna, ipermercati Coop, il megaparcheggio in piazza 8 agosto a Bologna.

All'atto della sua nomina a presidente abruzzese di Confindustria, Marrollo ha tracciato alcune linee che avrebbero caratterizzato il suo mandato, evidenziando l'impegno a rendere Confindustria Abruzzo sempre piu' incisiva e propositiva sui temi della politica economica e occupazionale della regione, in linea con le indicazioni date a livello nazionale dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.

Marrollo in quasi due anni di presidenza, ha espresso piu' volte il bisogno di dover implementare il confronto con tutte le espressioni istituzionali, politiche, sociali e culturali regionali, per l'individuazione e la soluzione di tutti quei problemi che impediscono o ritardano lo sviluppo socio economico del Territorio. Ha sempre sottolineato la necessita' e l'urgenza di richiamare la Regione al suo ruolo guida e il mondo politico ad una maggiore e reale attenzione alle istanze e alle proposte provenienti dal mondo imprenditoriale e civile.



Ottaviano Del Turco

L'ex presidente della Regione Abruzzo tra i fautori della "riqualificazione" della regione in una macchina da soldi da trivellare e riempire di veleni a tutto vantaggio di multinazionali e piccoli impresari locali che cercano di accaparrarsi gli appalti, tanto da ritenere "un delitto impedire ad Eni di investire". Ultimamente e' stato occupato a divincolarsi dalle accuse che lo vedono uno dei protagonisti dello scandalo sulla Malasanita' in Abruzzo. Eventi che dimostrano ancora una volta quanto siano torpidi e aggrovigliati gli affari di poltrona.

Ing. Andreussi

L'ingegnere ambientale incaricato di fare lo studio "imparziale", non e' solamente il Direttore della Tea Sistemi SPA [azienda legata alla ENI], ma e' anche il padrone di alcune aziende che operano nello stesso settore.

Nicola Fratino & Remo di Martino

Il sindaco di Ortona Nicola Fratino [e il suo braccio destro Remo di Martino, soprannominato da molti "io ti sparo in bocca" dopo un'uscita fatta ad una mamma ortonese attiva nel moviemento antipetrolifero], che con la sua giunta ha dato il via libera ai lavori, e' guarda caso il titolare della ditta di spedizioni portuali ortonese "Fratino" [e' facile immaginare i proventi di questa azienda con decine o centinaia di petroliere in viaggio] oltre che essere fondatore e membro del Consorzio Industriale Abruzzese che si e' precostituito per costruire le infrastrutture del Centro Oli.


Fatti e misfatti dell'ENI:

Un po di storia e nefandezze sul gigante italiano

Il gigante degli idrocarburi, fin dalla nascita uno dei maggiori potentati italiani, ha sepolto la bandiera dell’antimperialismo energetico usata per farsi strada ed e' entrato tra le holding del mondo. Appoggiando qualsiasi governo gli garantisca il mantenimento dell’attuale ordine petrolifero, crea spesso instabilita' politica e aumento della poverta' nella ricerca di sempre nuove e differenziate fonti di approvvigionamento. L’ENI e' la holding italiana che opera nel settore energetico: petrolio e gas naturale. Vi fanno capo decine di societa', italiane e estere, partecipate o controllate, attive anche nella petrolchimica e nell’ingegneria e servizi, ma con forti interessi ramificati in ambiti non caratteristici.
Il censimento dettagliato della galassia di consociate richiederebbe una mappatura complicatissima e difficilmente decifrabile. Essa dovrebbe comunque comprendere oltre cento sigle, a cominciare da quella certamente piu' nota, l’Agip, denominazione con cui ha operato, fino al 1997, una societa' per azioni cui facevano riferimento piu' di sessanta altre aziende, operanti in ventitre' paesi nelle attivita' di esplorazione e produzione di petrolio e gas, il cosiddetto upstream.

L’ultimo intervento sociale dell’ENI in Nigeria: 269 morti bruciati
Lo scoppio dell’oleodotto del quartiere Abule Egba di Lagos ha provocato 269 vittime, tutti poveri che si sono buttati su una perdita delle tubazioni per recuperare un po' di petrolio e con esso un po' di cibo per sfamarsi. Una cortina di silenzio s'e' stesa sul fatto, cancellato da televisioni e giornali. L’ENI in Italia e' potente. E' proibito chiedersi dove finiscono i soldi pompati col petrolio, cosa ci fa l’ENI in Nigeria, perche' tanta miseria e morte intorno ai pozzi cosi' ricchi, perche' i nigeriani devono rischiare la vita per mangiare, perche' non hanno nemmeno l’ospedale per curarsi. Parlano di lotta alla fame e al sottosviluppo, ma intanto intascano profitti miliardari. Solo nel 2005, l’italiana ENI, che investe, insieme alla Shell, all’Elf e alla Chevron, da oltre quaranta anni nel Delta del Niger, ha dichiarato un utile netto di 8.788 milioni di Euro, mentre oltre 20 milioni di abitanti del Delta vivono con meno di un dollaro al giorno. Dichiarano di perseguire lo sviluppo sostenibile, ma per estrarre 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno distruggono e saccheggiano interi territori, scacciandone gli abitanti.
Difesa dell’ambiente, ma per risparmiare sui costi di estrazione bruciano per 24 ore al giorno i gas naturali, inquinando cosi' l’aria di tutta la regione. Tutela dei lavoratori, ma gli operai locali, approfittando della fame e della disperazione degli abitanti, sono i peggio pagati, con salari bassissimi. Rispetto dei diritti umani, ma la polizia privata al soldo delle multinazionali e le forze armate nigeriane reprimono ogni tentativo, anche pacifico, di ribellarsi all’oppressione, assassinando e torturando oppositori, bruciando interi villaggi. Solo poche briciole dei profitti intascati vengono restituiti dalle multinazionali alla borghesia nigeriana, a patto che questa tenga a bada col terrore le popolazioni locali. Questo e' il vero volto del "codice di comportamento", della "responsabilita' sociale d’impresa" tanto decantati dall’ENI. Solo barbarie e sfruttamento. E' merito indiscusso dei rivoltosi nigeriani l’aver smascherato con la loro lotta le menzogne dell’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, e del governo italiano. Compito immediato degli operai italiani e' sostenere la lotta delle popolazioni del Delta del Niger. Un popolo che opprime altri popoli non sara' mai libero. Se lasceremo libero il governo e le multinazionali italiane di opprimere e sfruttare in Nigeria, saremo anche noi piu' schiavi, nelle fabbriche, sotto il dominio dei padroni.

L’italia era in Iraq per proteggere l’ENI

La presenza dei militari italiani a Nassiriya aveva come chiaro obiettivo quello di proteggere oleodotti e raffinerie di petrolio. Il giacimento di Nassiriya, il quinto in ordine di importanza in Iraq con riserve stimate tra i 2,5 i 4 miliardi di barili. Le immagini di un reportage di RaiNew24 mostrano la raffineria di Nassiriya, e mostrano come i soldati italiani abbiano scortato migliaia di bidoni di petrolio e protetto zone ricche di giacimenti, anche giacimenti di uranio. Il confine di competenza italiana in Iraq comprende, guarda caso, proprio la raffineria di petrolio, il punto di stoccaggio e le paludi sotto cui risiedono i giacimenti petroliferi da sfruttare. Nel reportage: Benito Li Vigni, ex dirigente Gruppo Eni illustra l’enorme quantitativo potenziale di giacimenti petroliferi realmente presenti in Iraq (che l’Eni appuro' essere superiori a quelli dell'Arabia Saudita); testimonia poi gli accordi tra Iraq ed Eni in merito ai giacimenti di Nassiriya risalenti agli anni ’70 e segnala la strana coincidenza tra la presenza dei soldati italiani a Nassiriya e la presenza del giacimento petrolifero destinato all’Eni. Claudio Gatti, corrispondente per il Sole24Ore, che racconta (fonti alla mano) perche' l’obiettivo dell’attentato di Nassiriya non fossero i carabinieri, ma piuttosto l’operatore economico presente in quella zona, ovvero l’Eni.

Azioni criminali dell’ENI

Ogni anno l’ENI presenta al New York Stock Exhange, un report dove diffonde tutte le notizie su di se che possono interessare gli investitori.
Questo modulo si chiama F-20 e l’ente che lo revisiona si chiama Security Exchange commission - SEC. La sanzione per le aziende che forniscono informazioni false e' la cacciata dalla borsa di Wall Street.
In questo documento, l’ENI riporta decine di pagine di provvedimenti nei sui confronti, che vanno dai danni ambientali, all’evasione fiscale fino alla violazione dell'anti trust. E' la stessa ENI a definirli procedimenti criminali.
Questo che segue e' un breve estratto del documento reperibile qui
  • 2008: L'ENI chiamata in causa dalla regione Veneto, l'Ente Parchi della privincia del Po, la provincia di Rovigo, la provincia di Venezia, la Provincia di Ferrara, la citta' di Comacchio a rispondere di tentata strage e di alluvione.
  • 2007: Causa a Carrara per inquinamento irreversibile alla bellezza naturale del sito di stoccaggio di idrocarburi in localita' Avenza. Fra gli accusanti il ministero dell'Ambiente
  • 2007: Causa ad Augusta per inquinamento da Mercurio dovuta alle emissioni ENI
  • 2006: Causa a Torino per l'inquianamento da DDT a Pieve Vergonte, sul Lago Maggiore
  • 2006: Causa a Priolo (Siracusa) per incendio negligente
  • 2004: Causa a Rovigo per i crimini collegati ad attivita' di smaltimento illegale di rifiuti a Mantova.
  • 2004: Causa a Rovigo per le emissioni nocive di un impianto petrolifero a Mantova
  • 2004: Causa a Rovigo per smaltimento illegale di rifiuti a Loreo (Rovigo)
  • 2003: Causa a Crotone per danni ambientali dell'ENI e per danni irreversibili alla bellezza naturale nel sito di Averza
  • 2002: Causa a Venezia per danni ambientali alla Laguna di venezia causati dallo stablimento di Porto Marghera
  • 2002: Incendio a Gela. Processo all'ENI per incendio negligente, crimini contro l'ambiente e contro la belezza naturale.
  • 2002: Causa a Gela contro l'ENI per avere causato danni alla salute umana con la raffineria e le sue emissioni
  • 2002: Causa a Gela per l'inquinamento delle falde acquifere. L'ENI accusata di comportamenti criminali nello smaltimento di rifiuti derivanti dalla raffineria e di aver causato danni ambientali e all'approviggionamento idrico. Ricordo che a Gela l'acqua del rubinetto non e' potabile a causa dell'ENI.
  • 2002: Causa a Priolo (Siracusa) per avvelenamento intenzionale. L'ENI accusata di avere causato infiltrazioni di sostanze tossiche nelle fonti di approviggionamento iderico. L'ENI condannata a ripulire la zona.
  • 2002: Causa a Gela per violazione delle leggi sullo smaltimento dei rifiuti. L'ENi condannata al pagamento di una multa per avere disperso nell'ambiente residui petroliferi inquinanti.
  • 2000: Causa a Brindisi per inquinamento di sostanze chimiche tossiche dal 1960 ad oggi
  • 1997: Causa a Venezia per crimini e cattiva conduzione di Marghera, dal 1970 al 1995
  • 1992: Causa a Mantova per inquinamento dal 1976 al 1990



Mobilitazioni:

Il disagio degli abruzzesi contro il centro oli, ha dato vita ad un movimento di contestazione spontaneo e slegato dalle forze politiche [la maggior parte peraltro favorevole all'installazione dello stabilimento], un movimento eterogeneo formato da persone di tutte le eta', studenti e cittadini che ha dato vita ad altrettanto eterogenee iniziative e mobilitazioni.

  • il 23 settembre 2007, una prima manifestazione attraversa le strade di Ortona.

  • il 24 novembre, una manifestazione attraversa le strade di Pescara.

  • il 4 marzo a l’aquila, una delegazione di un migliaio di persone ("la spedizione dei mille") ha assediato la sede della regione dove Del Turco e politicanti di destra e sinistra sospendevano all'unanimita' ogni decisione riguardo il Centro Oli fino al 31 dicembre 2008.

  • il 15 marzo a Pescara viene organizzata da emergenzAmbiente abruzzo, una manifestazione per porre all’attenzione di tutti e tutte i problemi ambientali in abruzzo, dal Centro Oli alla discarica di Bussi. Manifestazione a cui hanno preso parte oltre 6000 persone e aderito oltre 50 tra associazioni, movimenti, radio, sindacati e comitati.

  • il 1 giugno, dopo il ritrovamento di alcune macchie di petrolio sulle coste di San Vito (ch), a seguito delle ricerche di petrolio degli agenti dell’ENI, decine di barche affollano il mare, contestando la presenza dei petrolieri.

  • il 21 luglio 2008 nell’universita' d’Annunzio a Pescara, un'iniziativa pubblica mette a confronto i una serie di scienziati indipendenti [tra cui Maria Rita Dorsogna] contrari al centro oli, agli ingegneri al soldo dell’ENI. Tutte le argomentazioni sollevate riguardo l'estrema pericolosita' di quell'impianto, sono state accolte e confermate di rappresentati dell’ENI e definite come il prezzo da pagare per il progresso.

  • il 27 settembre e il 4 ottobre a Pescara vengono organizzati sit-in in piazza per informare sugli effetti dell’idrogeno solforato.

  • il 26 ottobre a Contrada del Feudo (Ortona): manifestazione sulla collina del Feudo

Accanto a questa serie di iniziative per richiamare l’attenzione della gente su un problema comune, il "comitato natura verde" promotore della gran parte di mobilitazioni contro il Centro Oli, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per comprare gli unici terreni ancora non ceduti all’ENI. Una corsa contro il tempo e contro le intimidazioni dell’ENI.

Per chi volesse donare i dati sono questi:
Bonifico bancario intestato a "Comitato Natura Verde"
Coordinate bancarie IBAN: IT73 B060 5077 890C C064 0080 876

per maggiori informazioni sulla campagna rimandiamo al sito www.comitatonaturaverde.it

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