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L'Aquila, di oggi e di ieri

category laquila | terremoto | opinioni author giovedì 05 novembre, 2009 21:55author scritto da Miss Kappa

I cittadini consapevoli, coloro che intendono adoperarsi per la rinascita di L'Aquila, hanno deciso di ignorarlo, quando arriva dalle nostre parti.
Hanno deciso di ignorare i suoi spot, i suoi sorrisi fuori luogo, le patetiche battute da osteria, la superficialità delle sue osservazioni e valutazioni.

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Ieri, subito dopo pranzo, ero nella casa che mi ricovera. Perdonatemi, mi è difficile dire che abito questa casa. Il rumore di un elicottero che volava basso, siamo a pochi metri dall'insediamento delle C.A.S.E. di Sant'Elia, mi ha fatto pensare che fosse lui, l'imperatore in visita al cantiere.
Son salita al piano superiore, dove un balconcino guarda tristemente su quelli che prima erano campi ed ora son periferie di enormi casermoni ammassati l'uno all'altro, ed ho visto trambusto. E auto blu.

Era lui, con il suo show. Un premier di plastica, fra case di plastica. Non si ha notizia di cosa sia accaduto: l'omino ha interdetto i giornalisti dal suo percorso. Poi a Fossa, ad inaugurare le case provvisorie pagate dalla regione Friuli.

Altro spot: si autoproclama zio del nascituro di Tatiana ed Andrea, freschi inquilini delle graziose casette in legno. Non pago, si autoproclama zio di tutti i bimbi che nasceranno da queste parti. Ovvio che la parola nonno non gli si addica, e non la voglia. Zio per i bimbi, per poi diventare papi delle bimbe cresciute.

Pochi giornalisti vengono ammessi a Villa Sant'Angelo, altro borgo devastato dal sisma, in tempo per raccogliere qualche "bravo Silvio, torna presto".
Uscendo da una casina di legno, già abitata da qualche giorno, ha commentato "qui è stupendo,verrò a passarci le vacanze". Lo immagino, il premier sfollato, in quarantacinque metriquadri arredati Mondo Convenienza. Ma con la TV satellitare, ovvio.

Ha concluso la lunga giornata visitando il centro storico. Le macerie ancora tutte lì. "Dobbiamo toglierle subito. Sarebbe una buona idea farne delle collinette e ricoprirle di verde". Già, collinette da campagna toscana e casermoni da interland milanese, qui, nella nostra città.

Una città che porta vestigia duecentesche e illustra con i suoi tesori architettonici tutti i secoli successivi.
Una città che ha vissuto tre terremoti devastanti, prima di quello attuale. E che è sempre risorta. Dove era.

Ci racconta Buccio da Ranallo, nelle sue Cronache Aquilane, che,dopo il terremoto del 1349,quando i cittadini trascorsero il lungo inverno al freddo, in capanne di fortuna, il triarca Pietro Lalle Camponeschi fece chiudere con tavoloni di legno le brecce che si erano aperte nella cinta muraria della città e fece presidiare tutte le porte di ingresso, impedendo così agli Aquilani di lasciare la loro terra. Impedendo lo spopolamento e la disgregazione delle genti e l'inevitabile cancellazione di L'Aquila dalle città del Regno di Napoli. E l'epoca successiva fu epoca d'oro. La città rinacque splendida e la più ricca ed importante del Regno. I cittadini uniti riedificarono L'Aquila dove era, e la restituirono alla storia.

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