Bussi… e la discarica è sempre lì (né bonificata, né messa in sicurezza)
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venerdì 30 ottobre, 2009 17:56
scritto da Radisol
BUSSI. Il nostro è un Paese davvero strano. E’ possibile interrare tonnellate di rifiuti sotto il naso di un intero paese. Decenni dopo si scopre la mega discarica e passano gli anni ma a nessuno sfiora l’idea che magari vada messa in sicurezza.
Non basta dunque che per decenni quei veleni abbiano inquinato acqua e terreni con il falso alibi che “nessuno sapeva”. Ora quale alibi utilizzeranno gli enti preposti per difendersi dalla enorme accusa di inerzia?
E già perché la legge parla chiaro: in situazioni come quella delle mega discariche di Bussi i terreni vanno messi in sicurezza per evitare che l’inquinamento continui a propagarsi.
Perché, sia chiaro, la discarica è sempre lì così come è stata scoperta.
La bonifica sembra un sogno talmente lontano che nessuno ne parla nemmeno più.
Ma almeno quell’area sarà stata messa in sicurezza in modo che quei veleni non inquinino più le falde?
Nemmeno questo. I veleni continuano a propagarsi, arrivano nel fiume e da lì al mare.
La colpa -perché il buon senso ci dice che esiste una colpa- di chi è?
Le Associazioni Italia Nostra, Marevivo, MilaDonnambiente ed Eva – Ecoistituto Verde Abruzzese, hanno inviato ieri, una diffida ad adempiere al Commissario Delegato Adriano Goio.
La diffida sollecita il suo intervento per la messa in sicurezza delle aree di proprietà Montedison a Bussi, «stante il grave e persistente inadempimento della società. Tale intervento è doveroso anche alla luce delle funzioni commissariali».
Risulta, in particolare, che l’11 agosto 2009 il Commissario Goio abbia chiesto a Montedison di far pervenire entro 45 giorni il progetto di messa in sicurezza del sito, a fronte «dell’imponente inquinamento idrico il quale richiede interventi non ulteriormente rinviabili».
In caso d’inerzia lo stesso Commissario avrebbe proceduto d’ufficio, in danno della società cioè addebitando le spese alla Montedison.
Il termine è di sicuro scaduto. Sono cominciate le opere della messa in sicurezza?
La “messa in sicurezza” è un’operazione prevista dalla legge come primo intervento (in attesa della bonifica), per evitare che l’ inquinamento in atto continui a diffondersi e a manifestare i suoi tragici effetti sulle falde idriche, sulle acque del fiume e sulla relativa vita acquatica, sul mare, con grave rischio per la salute dei cittadini.
«Ad oggi, dopo quasi tre anni dalla scoperta di questo disastro ambientale, nulla è stato fatto, neppure per la messa in sicurezza», denunciano le associazioni, «la diffida dunque è solo il primo atto: le scriventi Associazioni stanno infatti elaborando un esposto relativo proprio all’omessa bonifica del sito».
E già perché mentre per le altre aree la Solvay pare abbia già attivato la messa in sicurezza, per la zona ancora di competenza della Montedison nulla è stato fatto.
La Montedison ora rischia l’accusa di “inosservanza dei provvedimenti dell’autorità”, in questo caso del commissario Goio. Pena: arresto fino a 3 mesi o 200 euro di multa.
Alla Montedison tremano tutti.
29/10/2009
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Commenti (1 di 1)
Vai al commento: 1BUSSI. Entro la fine del mese si terrà un incontro con la Solvay per valutare l'effettiva volontà dell'azienda di ritirare le procedure di mobilità.
I presidenti della Regione, Gianni Chiodi e del Consiglio regionale, Nazario Pagano, hanno ricevuto ieri mattina a Palazzo dell'Emiciclo, una delegazione composta da esponenti sindacali e rappresentanti di fabbrica delle aziende del 'polo chimico' di Bussi sul Tirino, per una disamina relativa alla bonifica della discarica abusiva e al successivo processo di reindustralizzazione dell'intero distretto.
Presenti all'incontro, anche il sindaco di Bussi, Marcello Chella e gli assessori regionale Alfredo Castiglione (attività produttive) e Paolo Gatti (politiche attive del lavoro).
La discarica, scoperta da uomini del Comando Provinciale di Pescara del Corpo Forestale dello Stato e posta sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, si estende su un'area di circa 42 mila metri quadrati sita a poca distanza dalla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara e presenta una volumetria presumibile di circa 240 mila metri cubi di rifiuti costituiti da sostanze altamente nocive, frammiste a terreni inquinati.
Sindacati e lavoratori chiedono il ritiro da parte della Solvay delle procedure di mobilità messe in atto nei confronti di una parte dei lavoratori e l'avvio delle procedure di bonifica della discarica, allo scopo di poter procedere al processo di reindustrializzazione che consentirebbe di riprendere le attività produttive.
Secondo l'assessore Castiglione, è necessario dare risposte immediate ai lavoratori del polo chimico di Bussi, soprattutto a quelli sottoposti a procedure di mobilità: «ci sono dei contatti con alcune realtà imprenditoriali che hanno dimostrato interesse a insediare nuove unità produttive nel distretto, che, in considerazione che Bussi è un comune all'interno del cratere del sisma, potrebbero essere anche siti appetibili dal punto di vista dell'attrazione di finanziamenti agevolati».
Per Chiodi «sarà necessario sentire la Solvay per evitare che le procedure che sono state individuate nei confronti dei lavoratori, possano essere portate a compimento».
Chiodi ha anche annunciato un intervento nei confronti del Ministero dell'ambiente per quanto riguarda l'accelerazione del processo di bonifica del sito di Bussi.
E ieri al Tg3 il commissario straordinario Adriano Goio ha annunciato la messa in sicurezza imminente della discarica.
Soddisfatte le associazioni ambientaliste che sono convinte che ha far decidere il commissario sia stata la diffida ad adempiere formalmente inoltratagli da loro alla vigilia della ripresa del Processo per Bussi.
«La messa in sicurezza è obbligatoria», ricordano Ecoistituto, Italia Nostra, Marevivo e Mila Donnambiente, «e il mancato adempimento potrebbe divenire un elemento della difesa Montedison, che tenderà evidentemente a dimostrare la non pericolosità di quanto combinato?»
Per seguire meglio le questioni le associazioni ambientaliste hanno chiesto di potersi costituire – all’interno del processo –come Parti Civili. «Ci auguriamo quindi che almeno la Magistratura operi per quell’esame epidemiologico fondamentale per capire se e come la presenza della discarica abbia seminato effetti nella nostra vita e sulla nostra salute».
04/11/2009 8.45