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Onlus Popoli Fascista - Da dove nasce - GOLPE BORGHESE, TRAME NERE, P2 internazionale |
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martedì 20 ottobre, 2009 08:55 scritto da V
Onlus Popoli
VERONA - La verità sul golpe Borghese. La verità sulla Rosa dei venti. La verità sulle trame della P2. Depositario di questo spaccato di storia sotterranea degli ultimi quindici anni è, o dice di essere, Amos Spiazzi, tenente colonnello dell' esercito, una vita spesa, dice sempre lui, al servizio di uno Stato che non lo meritava e in cui credeva fino a un certo punto, condannato a cinque anni per aver aderito ai progetti eversivi di un gruppo che faceva capo a vecchi arnesi del fascismo e delle forze armate, ancora in attesa del processo d' appello, arrestato di nuovo nel marzo dell' anno scorso con l' accusa di cospirazione politica e scarcerato per mancanza di indizi tre mesi dopo. Di recente è circolata la voce che fosse in qualche modo collegato alle indagini sulla strage alla stazione di Bologna. Ma lui cade dalle nuvole. "Può essere anche vero, come è stato scritto, che qualcuno avesse confidato ai servizi segreti che elementi di estrema destra stavano per compiere un attentato di enormi proporzioni", spiega. "Ma non risponde assolutamente a verità che i servizi, con i quali tra l' altro non ho mai avuto alcun rapporto, abbiano incaricato me di indagare. Non so davvero come può essere nata una diceria del genere. Fra l' altro, dal 1974, da quando cioè sono stato inquisito per la Rosa dei venti, io sono ' a mezzo servizio' . Nel senso che percepisco mezzo stipendio, appena 830 mila lire, dipendo dal quinto Comiliter di Padova, ma ho cessato ogni incarico appunto dal ' 74". Siamo nella dèpendance-studio della sua splendida villa alle porte di Verona. "Tutto quello che resta di quanto lasciatomi da mio padre, ufficiale dell' esercito che l' 8 settembre sparò contro i tedeschi e che poi è stato per cinque anni deputato democristiano". Ad una parete della stanza, l' aquila nera su fondo oro, il simbolo ghibellino, dietro ad una statuetta di Dante, il ghibellin fuggiasco, che ho sempre ammirato soprattutto per le sue idee politiche". Poi, cinque sciabole da parata, una foto con dedica del re Umberto, medaglie d' argento e di bronzo di Spiazzi senior, onorificenze varie, un motto che è tutto un programma: "chi sa comandi, chi non sa ubbidisca". Qualche filo grigio sui grandi baffi e tra i capelli a spazzola, giubbotto stile militare, una moglie dolce ma diffidente verso i giornalisti, tre figli di 18, 21 e 24 anni tutti disoccupati ("Il più grande voleva fare la carriera militare, ma la sua domanda è stata dimenticata in un cassetto a causa del cognome che porta"), Amos Spiazzi ha una gran voglia di parlare. "Non mi sento più vincolato ad alcun segreto", spiega "e quello che sto per dire a lei lo dirò il 5 novembre, quando ci sarà finalmente il processo d' appello per il golpe Borghese e per la Rosa dei venti, e l' ho già detto il 25 novembre scorso alla commissione P2 che mi ha interrogato su sollecitazione del senatore Pisanò". Allora cominciamo dalla P2. Lei ha conosciuto Licio Gelli, ha avuto contatti con lui? "L' ho visto una sola volta. O 02465 perlomeno sono certo all' 80 per cento che fosse lui. Si era nel ' 73. Facevo parte insieme col generale Nardella, oggi in pensione, del movimento nazionale di opinione pubblica, quando il mio superiore mi chiamò per dirmi che quattro signori volevano parlarci. Costoro si presentarono come massoni di una loggia che non richiedeva riti o iniziazioni, che era segreta (allora non si diceva ancora ' coperta' ) e i cui membri non si riconoscevano tra loro. Quando, a distanza di anni, ho visto sui giornali le foto di Gelli, ho creduto di riconoscerlo in uno di quei quattro: per la voce, l' intonazione toscana, l' età, la corporatura massiccia...". Vi chiesero di aderire alla loro loggia? "Sì. dovevamo fare fronte comune con loro al cospetto del pericolo comunista e dello sfascio dei valori patriottici. Aggiunsero, per fare colpo, che Garibaldi era stato massone. Non sapevano naturalmente che io non ho mai amato Garibaldi. Li ho lasciati parlare; poi, alla fine, ho detto che io ero l' esatto contrario di loro: tradizionalista, ghibellino, refrattario ai miti patriottici. Quindi, niente da fare. Se ne andarono formulando una larvata minaccia: fate molto male a non aderire, dissero, perchè molti dei vostri superiori, militari e politici, fanno parte della massoneria e voi, rifiutando, perdete un' ottima occasione per fare carriera". Torniamo indietro di qualche anno. Che cosa sa del golpe Borghese, della notte cosidetta del ' Tora tora' ? "La sera dell' 8 dicembre 1970, il principe Borghese era stato invitato ad organizzare una manifestazione contro l' arrivo in Italia di Tito. A parlargliene era stato Filippo De Jorio, assessore alla Regione Lazio, fedelissimo di Andreotti. L' invito - lo stesso De Jorio lo ha scritto esplicitamente sul ' Borghese' in un articolo intitolato "Giuda è tra noi" - veniva da forze politiche di governo, che non potevano esporsi direttamente, così come non potevano farlo i partiti. Borghese reclutò, oltre ai suoi uomini del ' Fronte nazionale' , varie associazioni d' arma, una delle quali, guidata da Sandro Saccucci, si attestò nella palestra di via Eleniana, e gli uomini di ' Avanguardia nazionale' , che guidati da Stefano Delle Chiaie mossero verso il Viminale. Per quanto ne so io, Borghese voleva approfittare dell' opportunità offertagli dal governo per verificare la possibilità di coagulare un gruppo di persone intorno a lui. Una esercitazione insomma, magari anche in vista di un futuro colpo di Stato". Poi che cosa successe? "Successe che proprio io misi all' ultimo momento sull' avviso Borghese, insieme con il colonnello Condò che è morto spero di morte naturale. Il fatto è che, contemporaneamente, quella notte doveva scattare un piano di ordine pubblico, denominato progetto triangolo, che prevedeva la repressione di qualsiasi movimento e l' arresto dei partecipanti a qualsiasi manifestazione. Insomma, si trattava di imporre un regime autoritario reprimendo l' azione di presunti congiurati e figurando come restauratori dell' ordine. La conclusione è: a dare il contrordine in pratica fui io (che avevo avvertito anche i dirigenti di "Ordine nuovo", movimento che infatti non partecipò all' azione), ma l' interessante sarebbe sapere con certezza chi dette l' ordine". E la ' Rosa dei venti' come nacque? "Nel ' 72-' 73, aderivo ad un gruppo che non era d' accordo con quel piano segreto che faceva, e forse fa tuttora, parte 02516 dei protocolli stipulati tra Italia e Usa al di fuori della Nato. Un piano, chiamato ' di sopravvivenza' , che riguardava la sicurezza in Italia e che consisteva, in poche parole, nell' abbandono del territorio in caso di invasione e successiva riconquista da parte di un esercito amico. Quindi, io, e chi la pensava come me, davamo fastidio al regime. Fu così che il regime mi tese una trappola in cui, da ingenuo, caddi. Venni contattato da un ufficiale del Sid che si spacciò per il maggiore Venturi e mi presentò tali Zagolin e Rizzato, due fascistelli di provincia, che avevano alle spalle un finanziatore e che avevano progettato proprio un progetto alternativo al ' piano di sopravvivenza' , chiamato ' Rosa dei venti' , che non aveva nulla di eversivo. Venturi voleva conoscere gli scopi del finanziatore e mi chiese di aderire al gruppo. Io caddi nel tranello e finii in galera... Seppi poi che il sedicente Venturi era in realtà il famoso capitano La Bruna, che il piano era stato affidato in custodia a Giampaolo Porta Casucci e che costui aveva pensato bene di portarlo al magistrato. Saltò fuori che tra i finanziatori c' era Piaggio, che lo scopo ultimo era un colpo di Stato... Fatto sta che io, senza saperne nulla, mi feci 13 mesi di segregazione cellulare e poi altri tre anni di carcere. Senonchè, poco più di un anno fa è finito di nuovo nei guai. "Esatto. Il 14 marzo, otto poliziotti mi sono piombati in casa e mi hanno arrestato. Cospirazione politica. Era successo che Marco Affatigato, neofascista pentito, mi aveva accusato di avergli commissionato un progetto di golpe! Per giunta, per telefono, mentre lui era latitante in Francia. E il bello è che io non ho mai conosciuto questo Affatigato. Tre mesi dopo mi hanno scarcerato per assoluta mancanza di indizi, mi hanno prosciolto dalla cospirazione e rinviato a giudizio per il possesso di due pezzi di ferro, due manici di mitra Sten non denunciati...". E ora è segretario per il Veneto del partito monarchico nazionale. "Sì. Lo ha fondato a Roma Cesare Crosta e ne è presidente il principe Gianfranco Alliata di Montereale, proprio quello che è stato prosciolto dalle accuse per la ' Rosa dei venti' . Volevamo presentarci alle elezioni europee, ma la nostra lista non è stata accettata. Mancavano le 30 mila firme necessarie. Vorrà dire che ci presenteremo alle prossime politiche". - dal nostro inviato FRANCO COPPOLA Repubblica 1984 |