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Forum per la ricostruzione sociale

category laquila | terremoto | notizie author sabato 04 luglio, 2009 00:33author scritto da ricostruzione

diritti, lavoro, saperi e democrazia

Il territorio aquilano è stato sconvolto da un terremoto devastante che ha fatto crollare case, scomposto il settore economico e produttivo della città, scuole, danneggiato edifici pubblici, luoghi aggregativi e democratici.

Un evento che, in 24 secondi, ha ucciso oltre 300 persone e gravemente compromesso il futuro di tante e tanti.
Quanto è accaduto ha evidenziato drammaticamente i guasti di quella politica e imprenditoria  che sceglie di privilegiare il profitto e gli interessi dei singoli a danno della sicurezza degli abitanti, non solo a L’Aquila. In un momento in cui della sicurezza nel nostro Paese si fa una narrazione continua e costante, per gli uomini e le donne dei territori colpiti dal terremoto, la parola “sicurezza” ha assunto ed assume un significato diverso.
La gestione dell’emergenza si è andata trasformando giorno dopo giorno in un controllo asfissiante e militare della vita e della mobilità di persone già vittime di una catastrofe. Il tessuto sociale è stato diviso: una metà della popolazione sfollata nella costa abruzzese e in altri luoghi, l’altra metà nelle tendopoli per mesi.

In questo contesto la scelta improvvisa di spostare il G8 a L’Aquila dalla Sardegna, ha un carattere cinico e strumentalmente evidente. Usare la disgrazia di tanti per dare lustro ed immagine alla “compassione” dei pochi potenti. Spostare il G8 dal lusso de La Maddalena a L’Aquila  si traduce in un grande spot televisivo il cui scenario è costituito dal “maquillage” a cui è stata velocemente sottoposta parte della città con le sue vie di accesso frutto di ritmi serrati dei lavoratori impegnati nei cantieri.
Anche in questa occasione il G8 si dimostra totalmente inadeguato, anche perché non legittimato a rispondere alle necessità delle persone: all’Aquila, come nel mondo.

La scelta dello spostamento è stata inizialmente percepita dalla popolazione come una occasione per mantenere i riflettori puntati sulla tragedia. Oggi occorre concentrarsi sulla realtà dei fatti. E' questa che bisogna illuminare. Molte  promesse fatte non sono state mantenute. Sul Decreto 39, approvato il 23 giugno in Parlamento, non ci sono le coperture finanziarie per la ricostruzione mentre si terminano in poche settimane opere inutili per la popolazione pensate esclusivamente per l’immagine internazionale del Governo Italiano, mentre le spese militari per l'acquisto della flotta di aerei da guerra F-35 al costo 12 miliardi di euro sottraggono i fondi che andrebbero invece stanziati per la ricostruzione.
La gestione dell’emergenza in Abruzzo, così come della crisi, che giornalmente impoverisce le persone, distrugge il lavoro, fa chiudere le aziende, erode diritti e il patrimonio ambientale in tutto il territorio nazionale, evidenzia i limiti e gli errori delle scelte compiute.

L'investimento sul sapere e sulla formazione sono mezzi da mettere in campo per contrastare guerre, miserie e violenze. per questo è sempre più necessario ed urgente l’immeditata riduzione della spesa militare dei Governi e la destinazione di tali risorse alla cultura, alla formazione, a scuole e università. questo è necessario ancor di più in un territorio come quello dell'Aquila, in cui i saperi debbono avere un ruolo centrale nello sviluppo della città dei prossimi anni.
Solo attraverso la partecipazione, l’inclusione e l’allargamento della democrazia si può ricostruire socialmente ed economicamente L’Aquila come tutti quei territori, quelle comunità e quei paesi colpiti dalla crisi e dalle scelte sbagliate e fallimentari di un modello di sviluppo che non fa i conti con i limiti delle risorse del pianeta e con la sostenibilità sociale delle sue politiche.

Il 7 luglio cittadini, associazioni, sindacati e forze vive dei territori promuovono un forum dedicato ai temi della ricostruzione sociale, declinata a partire dai diritti, dal lavoro, dalla sicurezza, dalla legalità, dalla trasparenza, dalla difesa dei territori e dell’ambiente, in una sola parola: dalla democrazia.
Per queste ragioni i firmatari dell’appello scelgono, nei giorni del G8, di concentrare la propria attenzione nella discussione del Forum del 7 luglio 2009.

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