La campagna 100 per cento entra nei campi
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giovedì 14 maggio, 2009 19:34
scritto da 3e32 - da carta.org
E’ partita dalla tendopoli di Piazza d’Armi, all’Aquila, questa mattina la campagna dei comitati aquilani che si oppongono al decreto del governo. In un’ora e mezza sono state raccolte un centinaio di firme. Il governo presenta gli emendamenti.

Doveva essere un’invasione, pacifica e simbolica, della tendopoli di Piazza d’Armi, il più famoso tra i 170 campi dove da più di un mese vive metà della la popolazione dell’Aquila. La sorveglianza, però, è strettissima: all’ingresso il personale della Protezione civile ha bloccato la trentina di persone dei vari comitati aquilani che hanno lanciato la campagna. Una prova del fatto che la vita nelle tende è diversa da quella in città anche per gli spazi di agibilità democratica. Piazza d’Armi non è una piazza cittadina, nemmeno per distribuire un volantino. Alla fine della trattativa, in sette sono stati «ammessi» nel campo.
La risposta dei cittadini, però, è stata ottima. In un’ora e mezza, tanto sono rimasti nella tendopoli i sette attivisti, sono state raccolte più di un centinaio di firme in calce al volantino che spiega ai cittadini aquilani i tre «100 per 100» chiesti dai comitati. «100 per 100 ricostruzione: Perché siano garantiti i contributi a fondo perduto necessari a riparare in tempi certi e rapidi il 100 per cento dei danni – si legge nel volantino – 100 per 100 trasparenza: perché tutte le spese, i finanziamenti, gli appalti, gli atti e i procedimenti vengano pubblicati, aggiornati e resi immediatamente accessibili tramite i siti internet degli enti responsabili. 100 per 100 partecipazione: perché tutte le scelte durante l’emergenza e la ricostruzione siano tempestivamente comunicate e discusse con le comunità dei cittadini prima che vengano assunte, evitando la politica del fatto compiuto».
Il volantino, maturato nelle assemblee delle scorse settimane presso il tendone-piazza del Comitato 3e32 a via Strinella, porta le firme dello stesso 3e32, del Collettivo 99, del Comitato 6,3 Mw, dell’Associazione per la ricostruzione dell’Aquila, del Colta, di Epicentro solidale, delle Brigate di solidarietà attiva, della Onlus L’Aquila che vola e della Rete Aq, ma si stanno aggiungendo alla campagna i comitati che stanno nascendo dovunque nelle zone colpite dal terremoto del 6 aprile scorso.
Nel campo di Piazza d’Armi i volantini, con i moduli per la raccolta firme, sono stati lasciati nel grande tendone mensa che nella tendopoli funziona anche da centro di aggregazione. Lì si svolgerà stasera a partire dalle 19 un’assemblea interna degli sfollati che cercheranno di eleggere due rappresentanti del campo.
Il governo inizia a fiutare l’aria. Così, contrariamente a quanto annunciato ieri dal sottosegretario all’ambiante Menia, il governo ha reso noto il testo degli emendamenti di modifica al decreto 39. Si tratta di nove emendamenti in tutto, tra essi c’è quello che prevede che lo stato coprirà il 100 per cento delle spese di ricostruzione o riparazione delle case danneggiate, anche se rimane in piedi il meccanismo del credito d’imposta tra quelli di finanziamento. Inoltre, i comuni avranno tre anni di tempo dall’entrata in vigore della legge per ricomprare da Fintecna «i diritti di proprieta’ delle aree oggetto della cessione stessa non ancora edificate». Lo stato, dice un altro emendamento, potrà subentrare nei mutui e nella proprietà degli immobili di quei cittadini che ne faranno richiesta, ma per un importo non superiore a 150 mila euro. Infine, «i moduli abitativi destinati a una durevole utilizzazione potranno essere consegnati solo alle persone fisiche ivi residenti o stabilmente dimorati in abitazioni che sono state distrutte o dichiarate inagibili dai competenti organi tecnici pubblici in attesa della ricostruzione o riparazione degli stessi». I moduli, quindi, rimangono sul territorio. Oltre agli emendamenti del governo, ci sono altre sei proposte di modifica del decreto, avanzate dal senatore Antonio D’Ali [Pdl]. Se il primo «100 per 100» potrebbe dunque già essere stato conquistato – ma bisogna sembre verificare i modi di erogazione dei fondi – gli altri due, trasparenza e partecipazione, rimangono ancora da raggiungere.
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Commenti (2 di 2)
Vai al commento: 1 2Se per qualcuno il credito d'imposta fino al 2033 o finanziamenti "agevolati" significano contributi, evidentemente dovrebbe farsi spiegare da qualcun altro che cosi non e'.
Se lo Stato vuole coprire le spese al 100% deve scucire e mettere sul tavolo i 150 mila euro previsti per la prima casa.
Il credito d'imposta e altre invenzioni del piu' grande Ministro creativo che la storia della Repubblica Italiana abbia mai conosciuto (Tremonti), e' un'altra presa per il c...lo di tutti gli abruzzesi.
Con i crediti d'imposta non si ricostruisce un bel niente.
D'altronte, con la scusa (per lucrare vantaggi elettorali) che Berlusconi non mette le mani nelle tasche degli italiani, il debito pubblico e' tornato a salire vertiginosamente e le future generazioni andranno quasi certamente incontro ad un altro terremoto quello del fallimento dello Stato.
Ci manca ancora poco.......e allora si che saranno dolori. Altro che tasse=sinistra.
L'AQUILA. Si è concluso ieri il convegno del comitato “Aquilanus”, nel quale si è discusso dei problemi inerenti la ricostruzione del capoluogo regionale dopo il sisma.
È emersa la linea comune dei 200 cittadini presenti, che chiedono la partecipazione attiva nel processo di ricostruzione, che non può essere affidato tutto nelle mani di un Commissario.
Su di un punto i cittadini aquilani sono d'accordo: il problema della ricostruzione va affrontato con la massima responsabilità, trasparenza e condivisione fermo restando alcuni punti chiave.
Per esempio la qualità della vita da sfollato, il mantenimento degli insediamenti istituzionali e produttivi, il rilancio della qualità ambientale, urbanistica, culturale e storico-architettonica del territorio, la qualità culturale-architettonica ed efficienza energetica dei nuovi insediamenti.
Malgrado la necessità di concludere i lavori nel minor tempo possibile, il comitato Aquilanus è d'accordo nel superare la logica della «cieca urgenza» e «dell'interesse del singolo».
«Serve una visione collettiva e condivisa del futuro urbano e produttivo. Occorre ristrutturare l'intero patrimonio edilizio con severe norme antisismiche e riqualificare i quartieri abusivi come San Giacomo», hanno proposto.
Nel complesso –sempre secondo il comitato- occorre intervenire adeguatamente nel centro storico, nelle zone periferiche, nei nuovi interventi e nelle zone produttive con un impegno finanziario complessivo di circa due miliardi di euro.
Per quanto riguarda il centro storico, si tratterebbe di intervenire con una riperimetrazione eccezion fatta per le aree più moderne.
È importante anche verificare sulla base del Piano Regolatore Generale del 1975 quali edifici dovono essere immediatamente puntellati o riattivati al più presto.
Fondamentale per il comitato Aquilanus è l'adozione di «un piano particolareggiato che individui unità ed edifici da ristrutturare e rifinanziare. Poi l'avvio dei Piani di Recupero delle frazioni secondo la ricerca di Marcello Vittorini».
Nella periferia la priorità è quella di «accelerare i rientri negli edifici classificabili come A, B e C che rappresentano il totale del 70% degli alloggi». Importante è anche «requisire tutti gli alloggi inoccupati, circa tremila, disponibili ed immediatamente agibili. Nel mentre è indispensabile garantire una dignitosa accoglienza in roulotte o mobil-house con la possibilità di far proseguire, qualora sia possibile, la permanenza dei cittadini aquilani negli alberghi e nelle strutture ricettive della costa».
Il comitato Aquilanus puntualizza poi le necessità dei nuovi interventi.
«Occorre allestire locali e capannoni per il trasferimento di tutti gli arredi recuperati e da recuperare; accelerare e riconvertire i programmi di nuova residenzialità approvati e in via di realizzazione da parte dell'imprenditoria locale; costruire piccoli quartieri in zone già edificate ed urbanizzate; interventi in sostituzione delle caserme attualmente dimesse».
Queste opere andrebbero realizzate su aree demaniali, in zone direzionali di venti ettari come le Lenze di Coppito ed in aree già compromesse oggetto di programmi urbanistici di riconversione.
Per quanto concerne il comparto direzionale e produttivo Aquilanus propone la requisizione e l'assegnazione alle istituzioni di tutto il direzionale realizzato e di tutti i capannoni inutilizzati esistenti e realizzati di recente.
CRITICHE SUL PROGRAMMA DELLE LOCALIZZAZIONI DEI MODULI ABITATIVI
Critiche invece del comitato sul programma delle localizzazioni dei moduli abitativi così come proposto nell'ordinanza: «è sostanzialmente in contrasto con la costituzione e con la legge istitutiva della Protezione Civile che non può assumere compiti di pianificazione» – sottolinea l'ingegner Antonio Perrotti del circolo valorizzazione terre pubbliche – «inoltre non è stato ancora raggiunto l'accordo né con la regione né con il comune. L'ordinanza poi non tiene presente la diversificata presenza di alloggi inagibili con conseguente allocazione dei moduli. Tutto ciò porterebbe ad un generale sovradimensionamento del patrimonio abitativo con pesanti costi di urbanizzazione e conseguente gestione».
«L'attuale programma» – conclude Perrotti – «va sospeso e aperto alle diverse realtà territoriali come le frazioni. Deve essere sottoposto a procedura di valutazione impatto ambientale e valutazione ambientale strategica e poi a ratifica degli organi consiliari di comune e regione».
22/05/2009