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Prove tecniche di repressione

category laquila | repressione | comunicati author venerdì 08 maggio, 2009 16:15author scritto da Sfollato

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L'emergenza del dopo terremoto continua a svelare i suoi problemi: anche se il carretto mediatico elogia Bertolaso e il suo operato, in realtà i problemi continuano a sussistere. Scarsa organizzazione, comunicazione inesistente tra i com. Ma, come era ovvio, il g8 ha portato un inasprimento nella repressione che ha portato il vilaggio vacanze della protezione civile.

I controlli sono sempre più ferrei all'interno dei campi. I tesserini di riconoscimento sono diventati quasi la normalità nei campi, come l'impossibilità di fare qualsiasi cosa senza quella bella foto. La mia esperienza vede controlli da parte delle forze dell'ordine all'ingresso del campo. Se non si ha il tesserino bisogna fare fatica per riuscire anche solo a salutare un amico. Personalmente, nonostante sono iscritto regolarmente ad un campo, ma privo del tesserino perchè non avevo la foto, sono stato fermato numerose volte all'ingresso, controllo dei documenti e relative domande inquisitorie.

Ogni campo ha una particolarità sua propria, ma ci sono segnali chiari di come più si avvicinerà la data del g8 e più la situazione peggiorerà drasticamente. Come animali in gabbia la vita delle persone dovrà piegarsi alle volontà dei potenti di turno.

Gli animi spesso si scaldano all'interno dei campi. Ma oltre a piccole sfuriate tra vicini di casa, non si va oltre. Il coprifuoco messo in alcuni campi ha effettivamente portato un malcontento sfociato poi in un dissenso che ha costretto la protezione civile a tornare sui suoi passi, ma sono singoli casi che non possono fare statistica.

Bisogna controllare passo passo quello che sta facendo questa macchina tritasoldi. Il centro de L'Aquila è completamente chiuso a qualsiasi occhio, cosa si stia facendo nessuno sa. Le ispezioni continuano con il loro andare, ma non si capisce spesso quale sia il metro di paragone per esse. Bisogna creare comitati, collettivi, che controllino la ricostruzione, ma soprattutto che creino percorsi di autorganizzazione nella ricostruzione.

 

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