Diamoci da fare

category chieti | ecosistemi | notizie author giovedì 25 settembre, 2008 09:38author scritto da maria rita dorsogna

Il TAR si e' espresso contro il popolo abruzzese, senza dare troppe spiegazioni in merito, e dicendo che il petrolio da' piu' introiti che l'agricoltura. A me questo parrebbe abbastanza comico se invece fosse qualcosa che ci tocca da vicino. Non credo che il TAR sia stato interpellato per giudizi economici o agricoli, quanto invece per valutare l'iter legale dei permessi. La sentenza doveva uscire gia' il 16 dicembre 2007, e invece esce proprio lo stesso giorno in cui i petrolieri vanno a minacciare i contadini per vendergli le terre. Ci sono tuttora macchine dell'ENI fisse, in agguato, sotto casa dei contadini!! Che bassezza, che squallore, che metodi. Pensare che hanno dato a me della terrorista.

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La foto di questo post e' la contrada Feudo ripresa dall'alto. Immaginate voi lassu' quattordici ciminiere fisse a sputare veleni.

Intanto Remo di Martino, il vice sindaco di Ortona stoltamente esulta. Sara' felicissimo il nostro galantuomo. Ma al massimo potra' gioire con il suo compare Nicola Fratino. Chi altro potra' stare dalla loro parte? Mi risulta che Remo di Martino, a parole, e' un cattolico devoto. Mmh. Ma come la mettiamo con il fatto che anche la chiesa dice che questa cosa fa male? E come la mettiamo con il fatto che tre settimane fa il nostro eroe firmava il documento dei sindaci della costa teatina contro il petrolio? Un campione di coerenza! Un uomo tutto di un pezzo! Una presona da prendere ad esempio!

Chissa perche' nessun giornalista e' andato ad intervistare il presidente del TAR per chiedergli il perche' di quella sentenza e a fargli le domanda difficili. Chissa' perche' nessun giornalista va a filmare i modi gentili e delicati dell'ENI in contrada Feudo. Chissa perche' nessun giornalista e' andato a Di Martino a chiedergli effettivamente qual'e' la sua posizione? La sappiamo tutti, ma deve uscire dalla sua bocca e deve essere svergognato davanti a tutti.

All'ENI che legge il mio blog tutti i giorni (.. mi arrivano hits da un inequivocabile eni.it...) dico: siete la vergogna dell'umanita', dal primo all'ultimo dei vostri dirigenti. Non c'e' rispetto di nulla, della gente, della scienza, della chiesa. Come fate ad andare a dormire la sera tranquilli con la vostra coscienza?

Ad oggi il nostro ente nazionale e' proprietario di 10 ettari di terreno in contrada Feudo. Gliene mancano due, proprio al centro del sito scelto per la raffineria, che due eroici contadini si rifiutano di vendergli. Sono davvero degli eroi quei due signori, e quando, un giorno, questa battaglia finira' e avremo vinto, occorrera' davvero celebrarli e volergli bene.

Intanto e' arrivata l'ora di darsi da fare, e questo inzia dal nostro tempo e dal nostro portafoglio. C'e' un detto americano secondo cui "you put your money where your mouth is", cioe' metti i soldi nello stesso posto in cui sta la bocca. I vari gruppi locali stanno raccogliendo del denaro per comprare quelle terre dai contadini. Fra penali e spese di acquisto, mi dicono, occorrono 250,000 euro. Ne hanno gia' raccolto circa 100,000. Sono tanti soldi per un singolo individuo certo, ma se in tutta la provincia di Chieti duemilacinquecento persone mettono cento euro, ce l'abbiamo fatta.

Sicuramente qualcuno dira', ma non serve a niente, ma e' stato gia' tutto deciso, ma che spreco di denaro. Oppure che lo mettessero gli Ortonesi quei soldi. Io credo che in questa circostanza occorre essere uniti, fare poche chiacchere ed essere attivi. Non possiamo aspettare i controricorsi al TAR, la commissione europea, Beppe Grillo o il signore Dio che scende dal cielo. Facciamo la nostra parte, contribuiamo al meglio che possiamo, senza troppe polemiche. E' solo denaro e nulla piu', che se ci pensiamo bene e' anche il motore trainante delle ragioni dei petrolieri. Rinunciamo a qualcosa e comperiamoci un pezzetto d'Abruzzo.

Il Comitato Natura Verde ha messo a disposizione un conto bancario con questi estremi:

Bonifico bancario intestato a: Comitato Natura Verde
Conto: 064 - 330 - 0080876
Coordinate bancarie: IT73 B060 5077 890C C064 0080 876

Per chi vuole invece dare dei soldi direttamente ci sono vari referenti locali. A Lanciano si puo' contattare Diana D'Orsogna 335/5392058, lei e' mia cugina e vi prometto che non una lira verra' usata per scopi diversi se non quello di comprare la terra. Verranno ovviamente registrati tutti i nomi e le cifre donate. Nessuna donazione e' troppo piccola, ma se abbiamo mezzi economici ora e' il tempo di usarli per uno scopo nobile.

Occorre poi manifestare, io naturalmente non ci sono, ma prima si inizia e meglio e'. Facciamolo prima che arrivi il freddo, quando l'autunno e' ancora dolce. Se qualcuno si volesse fare avanti per organizzare, lo faccia, mi mandi recapiti e contatti e lo metto sul blog. Appena so cosa propone il CNV per i prossimi giorni, lo scrivo. Ma le iniziative possono anche partire dagli individui.

Nell'attesa di qualcosa di grande, facciamo altre manifestazioni, piccole o grandi che siano, coinvolgiamo i giovani, le scuole, tutti. Ad Archi ci sara' una mattinata informativa sul problema petrolio nei prossimi giorni per le scuole e la cittadinanza. Alla Stralanciano, la corsa podistica della citta' di Lanciano che si tiene la prima domenica di ottobre, ci sara' uno stand del gruppo Nuovo Senso Civico in piazza Pietrosa. Il NSC e' una specie di equivalente lancianese del Comitato Natura Verde,
in modo da rendere capillare l'attivismo e lavorare assieme da sedi diverse. In questo stand sara' distributo di nuovo materiale informativo, magliette, si raccoglieranno soldi, e dove si puo' anche fermarsi solo per manifestare il proprio affetto per la causa.

La causa, siamo noi stessi.

Commenti (4 di 4)

 
author scritto da (A)publication date gio 25 set, 2008 12:36

Sono d'accordo con tutto ciò che dici ma ho forti perplessità su questa campagna che si sta lanciando di raccolta di denaro per acquistare il terreno.
Non che voglia mettere in dubbio la buona fede di chi si sta racogliendo i soldi, assolutamente!
Ma non ne capisco il senso.
Il problema è politico.
Questi territori sono già nostri, intendo delle comunità che lo abitano, perchè ci risiedono e lo vivono, perchè rispondono con la salute e qualità della vita delle condizioni del territorio, perchè non ultimo hanno sempre pagato le tasse secondo la cantilenata menzogna "lo stato siamo noi"!
Accettare questa compravendita vuol dire accettare la mercificazione dei territori. E poi comprare da chi? dalla Regione? ma come lo Stato non siamo noi? non dovrebbero amministrare al meglio i nostri territori?
cè qualcosa che non torna.
Evidentemente non funziona così. Chi ci amministra si è appropriato di ciò che era nostro tanto da metterlo all'asta.
Chi ofre di più se ne appropria e ne fa quello che vuole.
Se lo ottengono le multinazionali lo trattano come tubo di scappamento per i loro affari e se lo prendono i legittimi proprietari lo tutelano da questi scempi.
Io sostengo che quel che è nostro va difeso e non comprato.
Va difeso con le lotte, con l'informazione con la consapevolezza di ciò che stiamo facendo.
Dobbiamo far pressione, mobilitarci e impegnarci innazitutto per mandare via e liberarci sia mentalmente che materialmente delle caste di potere che siedono sulle poltrone, abbiamo visto per l'ennesima volta tutti qual'è il loro compito e il loro unico interesse. E' intollerabile!
Vogliamo davvero metterci al livello di comprare i nostri diritti?
Se crediamo di poter sconfiggere le multinazionali con le collette abbiamo perso in partenza. Loro hanno sicuramente più soldi di noi!

author scritto da Rpublication date gio 25 set, 2008 16:21

Effettivamente messa così mi crescono anche a me forti perplessità su questa raccolta fondi per l'acquisto.
Non sono un'esperto in materia legale, ma penso che se l'amministrazione decidesse di espropriare il terreno per motivi di carattere pubblico non farebbe tanta differenza tra un contadino, un'associazione o chi sia. A questo punto perchè non prendere in considerazione quello che è stato fatto a Venaus per ben due volte (http://www.lsmetropolis.org/2008/06/posto-in-prima-fila-2/)?. In questo modo, oltre ad avere una soluzione molto più orizzontale e partecipativa, si creerebbe un opposizione veramente radicale, in quanto l'amministrazione dovrebbe rapportarsi non con un singolo, ma con centinaia di persone regolarmente proprietari del terreno.
Questo è un documento con il modulo e tutte le info del caso ( http://www.pattomutuosoccorso.org/segnalazioni/primafil...o.pdf).
Se a Venaus funzoina, perchè a Ortona no?

author scritto da lucapublication date gio 25 set, 2008 16:45

anche a me pare la scelta migliore.
con la procedure di comitato natura verde, a chi verrà intestato quel terreno?
chi ci assicura che il comitato non si piegherà MAI?

avendo una quota distribuita sarebbe un'ulteriore garanzia, oltre che una cosa estremamente più efficace.

author scritto da Rocco - Abito vicino al centro petrolipublication date gio 22 gen, 2009 16:28author email guardofuorievedoilmare at yahoo dot it

A mio parere la lotta per essere seria ed efficace deve avvenire su + livelli:

1) un livello base, mirato a creare la consapevolezza nei cittadini. la sensibilizzazione, e questo lo sta già facendo egregiamente la dott.ssa Maria Rita D'Orsogna a cui va tutta la mia stima e ammirazione personale,

2) un livello intermedio mirato a creare un'associazione UNICA di coordinamento NAZIONALE che raggruppi in maniera gerarchica le varie anime (comitati, associazioni, ecc.) presenti in ogni regione (ogni regione ha la sua brutta storia di petrolio e malaffare), e questo invece non lo sta facendo nessuno,

3) un livello mediatico mirato a prendere contatto e coinvolgere personaggi della cultura e dell'arte o della scienza che sposino la causa, e questo non lo sta facendo nessuno,

4) un livello finale (inteso come punto di arrivo finale) di mobilitazione UNICA GENERALE a Roma culminante con la richiesta di sedere a un tavolo politico di trattative con il governo.

Il problema è troppo grande per pensare di vincere solo con le manifestazioni o le denunce.

La storia dimostra che laddove l'Eni o chi per essa volevano costruire raffinerie, i petrolieri l'hanno sempre avuta vinta sulle resistenze locali. Tra l'altro i petrolieri sono abituati a gestire simili resistenze perchè dovunque vanno a fare raffinerie e pozzi, le incontrano e perciò sono abituati e anzi hanno sviluppato delle strategie psicologiche di gestione delle stesse. Ad esempio, in tutti i casi le resistenze locali si ammorbidiscono fino quasi a sopirsi del tutto dopo che l'impianto viene realizzato, o a restringersi al punto da essere ancora più facilemnte superabili: QUESTO L'ENI LO SA. Sa come funziona la psiche della gente in questi casi, per cui da un momento all'altro ci sarà un atto di forza che insedia la raffineria e noi tutti saremo belli che fregati: si veda il caso del polo petrolchimico del Ticino (in internet c'è tutta la storia: sembra la nostra, e il finale è quello descritto da me).

Occorre perciò unire le "forze sane" di tutte le le regioni interessate da questo sciacallaggio e creare una VOCE UNICA. Solo così si può sperare di ottenere qualche cosa.

Personalmente non credo che faremo in tempo a fermarli, ma quanto meno in questo modo avremo una VOCE abbastanza FORTE per controllarli a vista e tenerli a bada anche dopo che l'hanno fatto. E questo loro non se lo aspettano perchè è il loro peggiore INCUBO e non hanno imparato a gestirlo, non essendoglisi mai presentato.

Io sono disposto a fare il mio dovere civico in prima persona, per portare avanti questa strategia e spero che anche tu che stai leggendo voglia fare lo stesso.

Se condividi quanto hai letto di poter dare un contributo organizzativo o operativo puoi scrivere alla mia email: potremo così muoverci per iniziare a sondare la possibilità di coordinamento delle associazioni a livello nazionale.

Diamoci da fare - Indymedia Abruzzo Independent Media Center - Abruzzo     http://abruzzo.indymedia.org
http://abruzzo.indymedia.org/article/5517

Indymedia Abruzzo è una rete di individui e collettivi di mediattivisti, che offre una copertura informativa dal basso, non corporativa e non commerciale, su questioni sociali e politiche che non trovano spazio sui media mainstream.