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Esposto su Centro Oli alla Commissione Europea

category pescara | ecosistemi | altri media author lunedì 22 settembre, 2008 10:34author scritto da astio

ORTONA. Ritorna d'attualità il dibattito sul Centro Oli e la sua futura realizzazione (ancora in bilico, per la verità) sul territorio ortonese. Oggi c'è attesa per la presentazione dell'esposto presentato dalla consigliera del Pd Maria Rosaria la Morgia inviato alla commissione europea (l'organo esecutivo dell'Ue).

E un articolo del Corriere della Sera boccia, dopo 15 anni, l'insediamento Eni della Basilicata.
C'è chi lo vuole e chi non lo vuole. La Regione Abruzzo nei giorni scorsi ha ricordato di aver già detto il suo no. Frange sindacali puntano su eventuali indotti lavorativi, i comitati ambientalisti non si spostano di un passo e continuano a gridare la loro contrarietà.
Si continua a parlare delle perforazioni petrolifiche anche in
Basilicata: la Val D'Agri, dove si estrae l'80% del petrolio italiano, viene presa dai contestatori come modello da non imitare.
Proprio oggi il Corriere della Sera prova a fare un bilancio, dopo 15 anni, dell'esperienza lucana (tutt'altro che positivo). Potrebbe essere anche quello il destino dell'Abruzzo?
Il quotidiano non lascia adito a dubbi: «quel petrolio non porta ricchezza», si legge, «aumenta l'inquinamento, ma non i benefici.
Pochi i lucani assunti nel comparto».
Eppure quando ad inizio anni 90 si scoprì quell'immensa ricchezza ci fu molto entusiasmo: «Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia». Dicevano:
«pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione».
Ma la realtà oggi sembra ben diversa: «il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti.
Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare».
Nota più che dolente quella dell'inquinamento: «l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più ricchi di idrocarburi. Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente».
Anche gli introiti royalties non sono quella ricchezza che ci si
aspettava: «il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo».
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale».

Related Link: http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?sto...16896

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