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mercoledì 26 marzo, 2008 18:23
scritto da a cura Radisol
ORTONA. Un futuro di petrolio per Ortona? Insieme al progetto del centro oli che fino al nuovo anno rimarrà congelato, vanno avanti, invece, i lavori nei pressi del porto di Ortona per l'installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate all'estrazione di idrocarburi e di gas naturale.
Il numero sale così a 7, con gli altri impianti off shore della Edison per l'estrazione di gas naturale e petrolio.
Non solo petrolio della terra, quindi, ma anche quello del sottosuolo marino. Ortona si dimostra una fonte inesauribile di approvvigionamento di oro nero.
Sei gli impianti off shore attualmente presenti che hanno costretto la capitaneria di porto ad emanare una ordinanza per avvisare i naviganti. E all’orizzonte iniziano ad essere visibili sia nei pressi dell’imboccatura dello scalo adriatico sia in corrispondenza di Fossacesia più a sud.
Dallo scorso 22 marzo sono partiti i lavori per una nuova piattaforma semisommergibile, destinata all'estrazione di idrocarburi e di gas naturale, denominata "Galloway" di bandiera Marshall Islands per un periodo di circa 70 giorni.
La piattaforma ha una forma rettangolare con lati di dimensione pari a 55 metri per 102 metri, appoggiata su tre piedi a sezione triangolare è dotata di eliporto avente un diametro di 22 metri e un' altezza sul livello del mare pari a 80 metri circa.
La piattaforma è dotata di una luce bianca ad ogni angolo del galleggiante e una luce rossa sulla torre di perforazione ad intermittenza.
Per i prossimi due mesi nella zona limitrofa è vietato il transito, la pesca, l'ancoraggio e la sosta a qualsiasi unità non impegnata nei lavori e qualsiasi altro tipo di attività non espressamente autorizzata dalla Capitaneria di Porto. Secondo l'ordinanza «tutte le unità navali in transito devono mantenersi ad una distanza di sicurezza di almeno 1 miglio (più di 1.800 metri) dai mezzi operanti e tutte le imbarcazioni che si dovessero trovare in navigazione nelle adiacenze dovranno prestare la massima attenzione alle segnalazioni che potrebbero provenire dalla piattaforma semisommergibile».
Dovranno essere evitate, inoltre, per quanto possibile, l'esecuzione di attività operative in periodi con visibilità limitata.
La base di appoggio a terra è dotata di tutta l'attrezzatura necessaria per un primo intervento di emergenza tramite le navi appoggio in caso di sversamenti accidentali di olio in mare:
LE ALTRE SEI PIATTAFORME
Anche le altre sei piattaforme sono dotate di pannelli di identificazione, fanali a luce bianca, luci perimetrali, nautofoni e fanali fissi a luce rossa.
Stando all'ordinanza è vietata a qualsiasi nave, imbarcazione e/o natante in genere il transito, l'ancoraggio, l'ormeggio entro il raggio di 500 mt. dal punto di posizionamento delle piattaforme.
E' vietato, a tutte le unità transitare e sostare il entro il raggio di 500 mt. dalle piattaforme mobili e/o dalle navi di perforazione.
Alle piattaforme possono avvicinarsi le navi appoggio (supply vessel) e/o le imbarcazioni addette al trasporto del personale e dei materiali per il servizio delle installazioni stesse, purché preventivamente autorizzate dalla Società concessionaria.
La Società Edison S.p.A. deve invece attenersi a tutte le prescrizioni impartite dall'Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi e Geotermia (U.N.M.I.G.) competente, mantenere efficienti le strutture e le dotazioni di sicurezza e salvataggio di cui ciascuna piattaforma, «ponendo in atto tutte le misure atte prevenire l'inquinamento marino e/o danni alle risorse biologiche, e vigilare scrupolosamente sull'efficienza di tutti i segnalamenti ottici ed acustici dandone, in caso contrario, immediato avviso all'Autorità Marittima competente».
26/03/2008 10.03
Commenti (6 di 6)
E' partito l'assalto al mare! E non poteva che essere così....è stato dato uno stop alle attività sulla terraferma con la famosa legge che anche oggi la Confindustria attacca pesantemente (perlomeno hanno la decenza di non far parlare in prima persona Marrollo...) e che pensate che se ne stiamo lì con le mani in mano a far girare i pollici? Nossignori, questi signori hanno le trivelle da far girare...hanno preso di vista l'Abruzzo, la sua terra, la sua acqua, la sua aria...il suo mare!!! Il bello è che non ti puoi neanche avvicinare alle piatttaforme perché l'area intorno è off-limits...quindi chi li controlla? Leggetevi il post odierno della D'Orsogna sul suo blog...capirete che i nostri "amici" inquinatori non stanno perdendo tempo...Alla faccia dei gommoni di Greenpeace impegnati con le balene!!!
Non facciamo a tempo ad imparare i danni provocati dalle raffinierie, che gia' dobbiamo preoccuparci di altri guai. La centrale a turbogas di Gissi di cui parla Danilo qui e ora le trivellazioni esplorative in mare. Non so come siano queste piattaforme che hanno installato in acqua a San Vito e all'Acquabella di Ortona (ne fate delle foto?) ma questo e' quello che leggo sulle trivellazioni marine:
La maggiore fonte di inquinamento causato dalle trivellazioni marine e' a causa degli scarti operativi. Per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di
speciali "fluidi e fanghi perforanti", drilling fluids and muds in inglese (e che potrebbero sembrare anche queste altre arme di Mazinga Zeta). Queste sostanze servono per guidare il processo di perforamento.
Ad esempio, come si fa a riportare in superficie le particelle di roccia tagliata mentre si fanno i buchi? La gravita' tenderebbe a farli restare sottoterra, ma il fluido perforante immesso nel pozzo riporta in superficie il materiale roccioso. E' come se ci fosse una sorta di forte getto di acqua che trascina con se dei sassolini se la velocita' e la densita' del fluido sono sufficientemente forti. A volte questi fanghi e fluidi vengono usati per pulire i pozzi, per lubrificarli, per controllarne la pressione e la forma, per facilitare la cementificazione, o per sigillare formazioni porose indesiderate mentre si trivella.
Di questi fanghi e fluidi non si conosce la composizione chimica esatta, ogni compagnia ha la propria ed e' un po' come una ricetta che viene modificata nel tempo e a seconda delle diverse
esigenze di ciascun pozzo. Le compagnie petrolifere tengono segrete le proprie formule di morte, quello che pero' si sa e' che questi fanghi sono TOSSICI, e difficili da smaltire in modo sano. Lasciano traccie di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame, e molte di queste sostanze sono nocive e finiscono nei corpi dei pesci, e di quelli che li mangiano.
I fluidi perforanti infatti, quando usati offshore, sono spesso riversati nel mare dopo l'uso, lo fa di routine non solo l'ENI ma tutta l'industria petrolifera. Anche nella loro varieta' meno inquinante contengono sostanze nocive e possono disperdersi nel mare per molti chilometri. In Canada un pozzo esplorativo marino emise bario che pote' essere registrato in forti dosi a 65 km ad est e a 35 km a ovest (la differenza e' dovuta alle correnti marine). Le acque di risulta delle trivellazioni marine, rigettate in mare, sono stimate essere la causa del 30% dell'inquinamento petrolifero del Mare del Nord. Da alcuni studi preliminari, le sostanze tossiche rilasciate dai pozzi marini hanno cambiato il ciclo riproduttivo dei pesci della Norvegia, un po come a Cordoba, in Alaska.
Durante le fasi di esplorazione marine, siccome il mare non ha diritti, spesso vengono effettuati dei test che non si farebbero sulla terraferma e che coinvolgono bruciamenti di gas. A volte il gas viene bruciato se ci sono dei malfunzionamenti o per separarlo dal petrolio. Questi bruciamenti emettono solfati (fra cui H2S e SO2 causando danni alla respirazione), benzene (cancerogeno), toluene (problemi riproduttivi). Dalle piattaforme petrolifere queste sostanze possono viaggiare nell'aria fino a 300 km in condizione di vento favorevole.
Incidenti durante le perforazioni sono possibilissimi. L'ENI stessa ne ha causato uno in Alaska nel 2007, quando circa diecimila litri di questi fanghi perforanti vennero rilasciati nell'ambiente. La fotografia di cui sopra ne e' appunto il risultato.
Non c'e' niente piu' da dire, mentre scrivo mi si inumidiscono gli occhi. Chiunque abbia preso queste decisioni di morte ha solo da vergognarsi. E non mi si venga a dire il progresso, il petrolio. Questo tempo e' passato. Dov'e' il progresso alternativo? Perche' dobbiamo essere sempre gli ultimi? Perche' in California il mare e' dei surfisti e non dei pozzi? Ma e' cosi' difficile capire che l'ENI e' come un lento cancro che si insinua dove puo' se gli si da corda? Cosa credete che succedera' se il petrolio c'e' nel nostro mare? Pensate che l'ENI lo tenga li per abbellimento o che le petroliere sono la stessa cosa delle navi crociera? Ora siccome devono prendersi una tregua elettorale sulla terraferma e a causa della legge regionale del 4 Marzo, passano ad attaccare il mare. Io spero solo che non ci trovino niente, perche' se il petrolio c'e' la vita da noi cambiera' per davvero.
Dimenticavo...come si evince dall'articolo, la società EDISON si deve controllare da sola...la stessa cosa che succede ai poveri mortali non è vero? lancio una proposta: pattugliamocelo da soli il nostro mare. Posizioniamoci a 500 metri dalle piattaforme e facciamo qualche prelievo....ah, no...che sbadato! Ci sono già loro che fanno questi controlli...
Ero sul colle di San Vito Chietino e, volgendo lo sguardo ad ovest alla Maiella e al Gran Sasso fortunatamente re innevati di fresco, ho spaziato poi declinando verso Ortona dove spiccano il cupolone di San Tommaso ed il porto con la nuova appendice non ancora completata...(quanto sarà lunga? Forse lo può dire Fratino!)
Poi, il colle dell'Acquabella e Punta Moro, poi i trabocchi, ed il mare, bello, leggermente increspato da bavette di Maestrale.
La cosa che proprio non c'entrava niente era lì, al traverso di Vallevò, a largo; vegliata da 2 rimorchiatori: una piattaforma che poco aveva da integrarsi, neanche se dipinta di BLU. CHE OBROBRIO!
Statene lontani, a 500 mt. perchè chi perfora si controlla, ma chi controlla chi si auto-controlla? In una ripresa video che ho fatto si vede chiaramente ad un certo momento fuoriuscire dalla piattaforma una nuvola biancastra che perdura per diversi minuti....... che cos'era? Lo sa il controllore!!!!!
questo il link
http://www.youtube.com/watch?v=C5SL-NKpyE4
ABRUZZO. Una interrogazione regionale è stata presentata dai consiglieri di maggioranza La Morgia e Orlando, a seguito del rilascio di 9 nuove concessioni alla multinazionale irlandese Petroceltic, che vanno ad aggiungersi alle altre esistenti, già numerosissime.
«La presenza di piattaforme per la ricerca e l'estrazione di idrocarburi, al di là dell'irrilevante beneficio economico connesso all'introito delle royalties, tra l'altro le più basse al mondo» – spiega la consigliera regionale Maria Rosaria La Morgia – «è causa di gravissime ripercussioni a danno dell'ambiente marino circostante, per l'utilizzo di fanghi tossici e la permanenza di scarti operativi, con rischi di inquinamento e ripercussioni sulla fauna ittica e sulla salubrità dell'aria».
Tutto questo, si ribadisce nell'interrogazione diretta all'assessore Marco Verticelli, «accade nella regione verde d'Europa che individua le proprie prospettive di sviluppo nell'agricoltura di qualità, nella valorizzazione del patrimonio ambientale ai fini turistico-culturali e di salvaguardia dei processi economici legati alle vocazioni originarie del territorio».
«Risultano inesistenti i vantaggi sul fronte dell'occupazione», ha sottolineato il consigliere Angelo Orlando, «al contrario, si ha certezza di ricadute negative sull'attività di pesca e sull'indotto turistico, a causa del danno d'immagine arrecato, ma anche sulla produzione agricola e zootecnica, in particolare nelle zone contigue ai siti di ricerca e coltivazione».
I Consiglieri La Morgia e Orlando chiedono, nell'interrogazione urgente, che ci si attivi affinchè sia concessa una moratoria sospensiva delle concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi, almeno sino a quando non saranno stabiliti «idonei e condivisi parametri di salvaguardia ambientale», ma anche che l'assessore si faccia parte attiva, presso il Governo Nazionale, per la realizzazione piena e tempestiva del Parco Nazionale della Costa Teatina.
10/07/2008 11.41
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